Appello per la liberazione di Zeno

Sono passati oltre 4 mesi, da quando la Procura di Torino ha fatto arrestare 25 persone che, insieme ad altre migliaia, manifestarono in Val di Susa, il 3 luglio del 2011, per la difesa dei beni comuni, contro la devastazione ambientale e per un diverso modello di sviluppo, sostenibile e democratico.
In quella occasione, la determinazione dei cittadini della Val di Susa ad ostacolare l’apertura dei cantieri del progetto, devastante ed economicamente insostenibile, della TAV, si contrappose alla violenza della polizia che attaccò i manifestanti lanciando lacrimogeni ad altezza d’uomo e caricano violentemente, costringendo molte persone a difendersi. Le violenze della polizia, che procurarono lesioni gravissime a decine di manifestanti, furono documentate da decine di testimonianze e da prove video fornite dal Movimento NO TAV. Ma ad oggi, quella stessa Procura di Torino non ha avviato nessuna indagine tesa a individuare i responsabili delle forze dell’ordine di quelle violenze ma sembra procedere solo verso la criminalizzazione del Movimento NO TAV. Probabilmente le “violenze della polizia”, così come abbiamo potuto vedere nel bel film di Daniele Vicari “DIAZ -Non cancellate quel sangue” riguardante i fatti di Genova 2001, invece di essere perseguite meritano un avanzamento di carriera.
Paradossalmente, invece, i 25 arrestati hanno dovuto subire, prima, il carcere con l’ isolamento, ed ora gli arresti domiciliari e altre restrizioni della libertà personale, solo per essere sottoposti ad indagine per reati, in relazione ai quali, notoriamente e comunemente non viene applicata alcuna forma di misura cautelare. Per evitare la scadenza dei termini per la custodia cautelare, inoltre, il tribunale ha fissato, con una procedura d’urgenza, l’udienza preliminare per i primi di luglio, in cui si deciderà sul rinvio a giudizio degli indagati.
Tra loro è ancora agli arresti domiciliari, con più controlli giornalieri anche nelle ore della notte da parte delle forze dell’ordine, Zeno Rocca, conosciuto a Verona per essere un giovane da sempre impegnato nel sociale e nel mondo della solidarietà verso i più deboli. Nonchè studente brillante prima al Liceo Classico Maffei ed ora alla Facoltà di Giurisprudenza di Padova. A Zeno viene persino vietato di frequentare le lezioni nella sua Università e questo, crediamo sia veramente un ingiusto ostacolo alla sua formazione.
Ci sembra che questo accanimento giudiziario, una vera e propria condanna senza processo, sia fuori luogo e teso solo a criminalizzare, in primo luogo il Movimento NO TAV e come monito a tutti quei movimenti di cittadini, soprattutto giovani, che oggi in Italia si oppongono con determinazione a scelte scellerate decise sulle loro teste senza una democrazia partecipativa.
Se da una parte, in Italia e in tutta Europa, i poteri forti finanziari costringono i Governi ad utilizzare la crisi economica per rendere definitive le politiche liberiste di privatizzazione dei beni comuni e dei servizi pubblici, di smantellamento dei diritti del lavoro, del welfare e dell’istruzione, di precarizzazione dell’intera vita delle persone; dall’altra parte, sempre più donne e uomini pensano che i beni comuni siano fondamento di un nuovo modello produttivo e sociale.E’ in atto il tentativo di imporre definitivamente il dominio delle “esigenze dei mercati” sulla democrazia, ovvero il diritto di tutte e di tutti a decidere collettivamente sul proprio presente e futuro.
Questo per noi è il vero crimine che va fermato e i giovani come Zeno, protagonisti impegnati e coerenti per la costruzione del loro futuro, devono potersi esprimere liberamente portando il proprio contributo.
Per questo chiediamo con forza che si ponga fine alla ingiusta privazione di libertà a cui è sottoposto da oltre 4 mesi Zeno per poterlo abbracciare e riprendere insieme quel cammino.
Per questo vi invitiamo a firmare l’appello (e-mail: perzeno@hotmail.it o su questa pagina fb www.facebook.com/amicheeamicidizeno) per una sua immediata scarcerazione.

Amiche e amici di Zeno

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